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giovedì 1 marzo 2018

FORTUNATO TAMI - "PAESI DI LAGO" E INTRA NEL CUORE


Ma è un'Intra ingrata, dalla memoria corta, quella di oggi


Volumetto stampato nel 1925 con i disegni del Tami
Questa dei "Paesi di Lago" è la raccolta più corposa dei disegni del Tami realizzati con la matita litografica, metodo che permette di ottenere una vasta gamma di grigi e anche il bianco e il nero puri. In origine la matrice utilizzata era una pietra calcarea "litografica" dalla struttura granulare più o meno fine, in seguito si passò all'utilizzo di lastre in alluminio e zinco. Cento! Tanti sono gli anni che questi disegni hanno.
Nato nel 1875 a Ovaro (Tolmezzo) giovanissimo si trasferì a Intra e vi restò fino al 1935 quando dovette trasferirsi a Milano per mantenere fede ad impegni lavorativi che le sue capacità pittoriche avevano procurato. Ma la "gavetta" è tutta a Intra: via Baiettini, Tipografia Almasio, via De Bonis Rosa Bianca, le colline del Verbano, il Lago Maggiore e tanta Intra nei suoi disegni.
Ha messo su famiglia e sempre matita o pennello in mano. Su pietra, carta, tela, acquerelli, quadri, disegni. Dal 1909 il frontespizio della rivista "Verbania ", "L'Alfabeto del Lago Maggiore", "Paesi di Lago", "Storia dei Castelli di Cannero" in sei cartoline. Tutto materiale per la stampa di giornali, riviste cartoline; "Storia antica e moderna del Lago Maggiore" del 1925 stampato dalla tipografia Cerutti di Intra, un volumetto di 450 pagine introvabile in edizione originale e che raccoglie gran parte dei suoi disegni. La copertina del libro: "In prigionia" (memorie di un fante) dell'avv. Emiliano Scalabrini e stampato nel 1929 da L. Vercelli editore, Omegna.
Intra ingrata per la miopia di chi blatera a vanvera di cultura e arte. Un calendario edito dalla "Famiglia Intresa" è l'unica testimonianza che si abbia memoria.
La mostra tenuta ad Omegna dal 9 al 30 settembre 2017: "Fortunato Tami, la maestria del segno, l'armonia del colore" ha segnato un punto di partenza, forse è arrivato il momento di "ripensare" al Tami, almeno per gli addetti ai lavori.

Questo post comprende il testo originale pubblicato nel 1892 dal supplemento mensile illustrato del "SECOLO" LE CENTO CITTÀ D'ITALIA - INTRA (vedi); i disegni del Tami sono inseriti per nostra scelta.

È pure messo in visione l' ALBUM DEL TAMI (vedi).

Altri post dell'Artista:

L'ALFABETO DEL LAGO MAGGIORE

STORIA DEI CASTELLI DI CANNERO

I RITRATTI ALLA ROSA BIANCA DI INTRA

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giovedì 8 febbraio 2018

INTRA - Don CLAUDIO - L. FIORETTA - G. PIZZIGONI




ARCHIVIO DELLA "FAMIGLIA INTRESA"

Il dialetto con don Claudio e Luigi Fioretta, i disegni del Gianni Pizzigoni


Dall'Archivio messoci a disposizione con libertà di utilizzo riprendiamo parte del materiale che ha accompagnato dal suo nascere la "Famiglia Intresa". Sono brani in dialetto e disegni che anno dopo anno sono apparsi sul "Tacuin dii Intrees" ai quali riteniamo utile e giusto dare spazio affinché non vadano persi e al tempo stesso consentirne la visione ad una vasta platea che se li è persi.
I testi sono del don CLAUDIO MARIANI (link), il "Canonico" con la Basilica di San Vittore e Intra al primo posto della sua graduatoria con un vocabolario del dialetto in testa e di LUIGI FIORETTA (link), autore tra l'altro delle prime commedie in dialetto realizzate per la "CUMPAGNIA DUL DIALETT DA INTRA". Entrambi scomparsi hanno conquistato un posto di privilegio tra i ricordi di quanti hanno goduto della fortuna di averli conosciuti. I disegni sono del GIANNI PIZZIGONI, per lunghi anni alla conduzione del Museo del Paesaggio di Verbania e abile come pochi con una matita in mano.

Le commedie del Gigi Fioretta e copertina del Gianni Pizzigoni

Le macchiette del Gianni per i calendari della "Famiglia Intresa"

Le macchiette del Gianni per i calendari della "Famiglia Intresa"

PRECISAZIONE NECESSARIA.

Abbiamo riscontrato attraverso i messaggi ricevuti una difficoltà a "navigare" all'interno dei post, segno evidente di un certo interesse dei contenuti anche da parte di lettori improvvisati con scarsa dimestichezza con il web, ed era lì che noi si voleva arrivare: incuriosire, rinfrescare la memoria. Perciò una volta per tutte spieghiamo che per PASSARE DA UNA PAGINA ALL'ALTRA BASTA CLICCARE SULLA PAROLA O SUL NOME COLORATO, nel caso specifico di questo post per andare sul dialetto cliccare su DON CLAUDIO o su LUIGI FIORETTA.
Qualcuno potrà sorridere, sicuramente, ma la realtà è questa e noi non diamo nulla per scontato quindi vogliamo mettere a proprio agio chiunque ci segue.

IMMAGINI DELLA "VECCHIA INTRA" (vai)
 

mercoledì 29 novembre 2017

INTRA. "IL CENACOLO DI VIA DE BONIS" SUL CALENDARIO 2018 CON I RITRATTI DI F. TAMI

Era alla "Rosa Bianca" la "Sala di pittura" del Tami


Piazza San Rocco, 1906. Sulla destra l'imbocco per la Via De Bonis




Osteria del Patriotto
Abitava in via Baiettini, lavorava come litografo incisore alla Tipografia Almasio su verso il fiume San Giovanni a fianco dell'ITIS "Cobianchi".
A dirlo oggi sembra una sciocchezza. Chi non ti spiattella il tragitto: vai su di lì ... passi da ... attraversi la piazza ... vai dritto e arrivi. Già! Ma noi andiamo indietro cent'anni! Ed era un'Intra ben diversa.
Al solo pensiero viene da "magonare" (vedi alcune immagini). Il progresso ha imposto le giuste migliorie per stare al passo con i tempi ma la mano dell'uomo in alcuni casi si è messa di traverso complicando il percorso. La demolizione del "Teatro", del ponte "Cobianchi" e la "passerella" sul  San Giovanni al posto del "ponte romano" distrutto dalla piena del fiume confermano come certe scelte non siano state delle più felici. Ma ora noi si deve andare al "Cenacolo". E allora, a occhi chiusi o aperti che si voglia via per questo percorso. (Si precisa che i nomi di esercizi di commercio citati nella ricostruzione corrispondono a quelli esistenti a metà degli anni cinquanta, punto massimo di ritorno della nostra memoria).

sabato 28 ottobre 2017

CANNERO - STORIA dei CASTELLI con i disegni di F. TAMI

http://ilbastiancontrari.blogspot.it/p/castelli-cannero-inglese.html http://ilbastiancontrari.blogspot.it/p/castelli-cannero-tedesco.html


I disegni sono di FORTUNATO TAMI (1875-1942) realizzati a inizio '900

(A. Zammaretti - Estratto dal “Bollettino Storico per la Provincia di Novara” - Anno LII n. 1, 1961)


Una storia assai interessante hanno i ruderi che emergono dalle acque del Lago Maggiore davanti all’abitato di Cannero, ai margini del territorio del Comune e della parrocchia di Cannobio. Una storia di sangue, di crudeltà inaudite, di stragi, saccheggi e barbare imprese.
La bibliografia di questi fatti è ricca e chiunque può prendersi il gusto di consultarla.
Siamo al principio del secolo XV. A Milano è morto da poco il duca Gian Galeazzo Visconti e sotto il suo successore si scatenano le fazioni e si susseguono disordini e delitti di ogni specie.

Immagine 1 - Fra le ribalderie dei Mazzarditi .....
Nella nostra zona si lottano due famiglie, quella dei Rusconi di parte ghibellina e quella dei Vitani di parte guelfa. Le due famiglie avevano la loro sede in Como ma agivano entro un vasto raggio d’azione che giungeva fino al Lago Maggiore.
A Cannobio seguivano la parte guelfa, ossia dei Vitani, le famiglie Mantelli, Cervetti, Zacchei ed alcune altre e quasi tutta la villa di Cinzago, allora assai popolata. Dalla parte ghibellina erano invece le famiglie Mazzironi, Poscolonna, Dal Sasso Carmine e quasi tutte le altre famiglie di Cannobio e della Pieve.
Proprio in questo periodo erano in Cannobio cinque fratelli della famiglia Mazzardita e precisamente: Giovanolo, Beltramino, Simonello, Petrolo detto il Sinasso ed Antonio nominato il Carmagnola. Questi fratelli erano figli di Lanfranco Mazzardi macellaio a Ronco di Cannobio.
Le gesta vergognose di questi cinque fratelli ebbero inizio verso il 1402 o 1403. Impadronitisi con la forza di Cannobio, non disponendo di un castello fecero sistemare il forte ed alto campanile con il vicino Palazzo della Ragione a modello di fortezza. Quindi iniziarono ogni sorta di persecuzione contro i guelfi del borgo e della Pieve, saccheggiando, rovinando e bruciando le loro case, tagliando le loro viti ed ammazzando molti della parte guelfa. Inoltre molti furono imprigionati nello stesso campanile e sottoposti a torture e violenze.
Immagine 2 - Le ribalderie dei Mazzarditi ...
Quando volevano impadronirsi di qualche bella casa o terreno fecondo fingevano di comprarlo dal proprietario cui consegnavano la somma richiesta. Però concluso l’atto e firmato davanti al notaio facevano catturare il venditore dai loro compari e gli toglievano la somma poco prima pagata. In caso di resistenza imprigionavano ed uccidevano il malcapitato venditore.
Frequentemente violavano le donne sia nubili che maritate specie se erano di famiglie di parte guelfa. Giunsero a rapire la moglie del Podestà di Cannobio, un certo Giacomo Pozzi giureconsulto di Vigevano, la trascinarono a S. Agata dove la violarono e poi la rinchiusero in prigione.
I fratelli Mazzarditi si diedero poi a tiranneggiare e depredare anche altri centri del Lago Maggiore e portavano a Cannobio numerosi prigionieri, li rinchiudevano nel campanile di San Vittore e li sottoponevano ad atroci tormenti infine li uccidevano con un colpo di mazza sul capo oppure li squartavano vivi, o li scannavano con l’aiuto di sgherri o li impiccavano alle piante ai margini delle strade affinché i passanti potessero vedere i cadaveri ondeggiare al vento. Molti prigionieri furono affogati nel lago, altri gettati nel fiume dall’alto del ponte dell’Agostana - dove oggi è il ponte dell’Orrido di S. Anna - altri ancora scaraventati nel lago dal Sasso di Carmine.
Un giorno ne ammazzarono dieci, quasi tutti di Ascona e delle terre vicine, legarono i corpi con una grossa fune e li trascinarono, legati insieme, per le vie del borgo fino alla riva del lago e con un grosso sasso al collo li fecero gettare nelle acque. Per disposizione della Provvidenza i cadaveri di quegli infelici furono poi trovati sulla spiaggia di Germignaga e sepolti in luogo sacro.

Immagine 3 - Ai supplizi e alle torture ...
Per meglio dominare e tiranneggiare Cannobio e le vicine popolazioni fecero costruire un castello sopra uno scoglio che sorgeva dal lago quasi davanti alla spiaggia di Cannero e si chiamava il castello della Malpaga e vi risiedeva Antonio detto il Carmagnola. La costruzione di questo castello venne fatta dagli abitanti della zona che dovettero lavorare senza alcun compenso. Le pietre furono tolte dalle case dei vicini villaggi fatte demolire.
Tutti coloro che transitavano sul luogo erano costretti a versare elevatissimi pedaggi o a pagare la resistenza con la vita. Estesero le loro rapine alle terre di Angera ed Arona e tutte le popolazioni del Verbano erano in preda a indescrivibile terrore. A centinaia si contavano le vittime di quei furfanti e ogni famiglia era in lutto.
Immagine 4 - Fra le varietà dei supplizi ...
Il duca Filippo Maria Visconti mandò contro di loro nel 1412 un esercito di circa 500 uomini sotto il comando di Giacomo Lunati, capitano e nobile milanese, e dopo un lungo assedio il castello Malpaga si arrese e i fratelli Mazzarditi ottennero come condizione di aver salva la vita e di poter conservare i loro beni. La resa avvenne nel marzo 1414.
Nel 1459 ebbe inizio un processo, ad opera di Pietro e Giovanni Mantelli, contro Giovanni Pietro e Giovan Matteo Mazzardi, figli di uno dei cinque fratelli Mazzarditi che tante rovine avevano procurato alle famiglie cannobiesi di parte guelfa.
Nel mese di ottobre 1519 per desiderio del conte Lodovico Borromeo, signore di Cannobio, sulle rovine della Malpaga veniva iniziata la costruzione di un nuovo castello, ultimato nel 1521 e denominato “Vitaliana” dal primo nome della sua illustre stirpe.

Ed ecco i versi e le parole latine che si leggevano sopra una tavola di marmo murata nel castello dal lato di levante:
Ingredere et specta, mi hospes, tecumque revolve,
quae sit in adversis virtus, quaecumque rigenti
iuncta vides saxo, factum laudante fideli
Helvetio, mediis fortunae in fluctibus egit
Vitalianorum Ludovicus vera propago.
Anno sal. MDXXI
Solent non ignavi homines apta suis studiis loca dilignter esquirre; hunc idei sibi Luduvicus Borromeus elegit, ut fortunae tela vitaret. Facta sunt fundamenta 1519, VI Octobris ante diem divae Justinae Vitalianae ob memoriam antiquae originis.

Una seconda iscrizione la troviamo dal lato di ponente su una tavola di marmo e tale iscrizione è citata anche dal Leandri e dal Morigia. Eccone il testo:
Vitaliana vocor Verbani turris in undis
Edita, primaevae nomina stirpis habens.
Me Luduvicus sic Borromaeus in altum
Extulit, ut pateat Vitalianus Honos:
Simque locus fidis semper patefactus amicis;
Hostibus at nostris sim moribunda lues.

A questi versi il cui significato è ovvio anche ai profani di latino, seguono le seguenti parole:
Si duplicis cognominis causam forte requiris, lector,
Scito illustrem Borromaeorum Comitum prosapiam
A Vitaliano Matavino olim Italiae Rege et Divae
Justinae genitore suam traxisse originem.
Vale et quod Domino turris auguralis id tibi veniat.

Immagine 5 - Le spose e le dolnzelle che i Mazzarditi ...
Nel 1523 la pace di questo nuovo castello veniva turbata dal fragore delle armi. Infatti Anchise Visconte, valoroso capitano e governatore ducale del Lago Maggiore, per incarico del duca Francesco II Sforza poneva l’assedio al castello. I motivi del provvedimento stavano nel fatto che il Conte Lodovico Borromeo era stato allontanato dallo Stato di Milano perché considerato ribelle e sostenitore del re di Francia Francesco I che in quel tempo era in guerra con lo Sforza. Va sottolineato che il Borromeo non fu il solo Signore che parteggiasse in quel tempo per il Re di Francia.
L'assedio si protrasse fino al 1524 ma fu senza risaltati per il capitano Anchise Visconte.
Infatti gli svizzeri, amici del conte Borromeo e del re Francesco I di Francia, sostenevano l'assediato con viveri ed armi approfittando del favore della notte e del forte vento che impediva agli assedianti, poco pratici del lago e delle sue burrasche, di intralciare l'opera di soccorso degli svizzeri.
Ma non furono soltanto gli amici della vicina Svizzera a dar man forte al conte Lodovico Borromeo. Anche gli abitanti di Cannero più di una volta fecero pervenire agli assediati i loro aiuti. Si narra anzi dagli storici dell’epoca che Anchise Visconte, prima di togliere l’assedio al castello munitissimo, abbia incendiato quasi tutta la terra di Cannero per una feroce rappresaglia contro quelle popolazioni che avevano osato soccorrere il suo nemico.
Immagine 6 - L'eco delle crudeltà dei Mazzarditi ...
Da questo castello erano partiti la mattina del 10 gennaio 1522 i conti Borromeo per recarsi a Cannobio ad osservare e venerare il grande prodigio che era avvenuto due giorni innanzi nell’osteria di Tomaso Zacchei. I conti stessi erano stati spettatori di una delle tante manifestazioni prodigiose ripetutesi per vari giorni nella modesta saletta dell’osteria.
Ed ora di questi castelli non vediamo se non le rovine o poco più. Infatti da troppi anni le costruzioni sono state abbandonate all’incuria del tempo e degli elementi. È un vero peccato che questi scogli che sorgono dalle acque trasparenti del Verbano, in uno dei punti più suggestivi della nostra bellissima Italia, restino abbandonati, silenziosi, inospitali
 ***

Vengono riproposte "alla lettera" le didascalie che accompagnano sul retro le sei cartoline raffiguranti la "Storia dei Castelli di Cannero" realizzate da Fortunato Tami e che iniziarono a circolare nel 1925.
1 - Fra le prepotenze dei Mazzarditi, fortemente insediati nei Castelli di Cannero vi era il frequente rapimento di giovani donzelle e spose, uccidendo quelle che si rifiutavano di cedere ad essi. A questo scopo rapirono anche la sposa del Podestà di Cannobio Giacomo Pozzi da Vigevano, giureconsulto di valore, nel 1408.
2 - Le prepotenze dei Mazzarditi si estendevano su altre rive del Verbano perseguitando i Guelfi che prendevano il nome di “Vitani” in quella regione, imprigionandoli, torturandoli e uccidendoli in diversi modi, fra i quali il più frequente era gettare le vittime legate e imbavagliate dal torrione del Castello. Come sempre, si esaltavano ad assistere alla tragica scena accompagnando con ingiurie le loro vittime. Questo avveniva durante il massimo della loro potenza, fra gli anni 1406-1414.

3 - Ai supplizi e alle torture di ogni genere che i Mazzarditi facevano subire ai nemici che cadevano nelle loro mani, univano atti di crudeltà inaudita. Così dopo aver fatto subire una lunga e penosa prigionia al Ghibellino Martino Mazzirono, ricco ed influente Borghigiano, vollero presenziare al suo estremo supplizio con sprezzante ironia. Anno 1408.
4 - Fra le varietà di supplizi di ogni genere a cui i Mazzarditi sottoponevano gli infelici che cadevano nelle loro mani per terrorizzare le popolazioni rivierasche e dare un segno della loro potenza vi era l’impiccagione su antenne fissate all’alto della torre. Questa tortura fu riservata anche ai fratelli Mantelli appartenenti a facoltosa e influente famiglia di Cannobio e i loro cadaveri furono lasciati esposti per sei giorni. Anno 1409.
5 - Le spose e le donzelle che i Mazzarditi riuscivano a rapire non avevano che da scegliere fra il cedere alle loro oscenità o morire. Tra quelle che preferirono la morte alle violenze vi fu una bella e virtuosa donzella appartenente all ricca famiglia Mazzirono la quale dopo aver sostenuto una tenace lotta barricata dietro ai mobili della sala fu uccisa dal Mazzardito Giovanolo. Anno 1409

6 - L’eco delle crudeltà dei Mazzarditi arrivava lontano, e il Duca Filippo Maria Visconti di Milano, di fronte al grido di dolore del Verbano desideroso di vendetta e libertà, spedì subito Giovanni Lonati con 500 soldati, e dopo un forte assedio dei Castelli riuscì a catturare i Mazzarditi ed i loro complici. Anno 1414. Gli storici non concordano sulla fine che fu riservata ai Mazzarditi. Però un decreto del 16 luglio 1429 del Duca di Milano proverebbe che ebbero salva la vita.
La cornice è un disegno di F. TAMI





giovedì 26 ottobre 2017

FORTUNATO TAMI: L'ALFABETO DEL LAGO MAGGIORE

Tami, Autoritratto, 1935

FORTUNATO TAMI nasce il 16 luglio 1875 ad Ovaro presso Tolmezzo, lasciata la Carnia in giovane età si trasferì a Intra. Appassionato di pittura si perfezionò nell’arte del disegno, dell’incisione, della litografia; presso lo stabilimento di Arti Grafiche “Almasio” si rivelò litografo di eccezionale qualità. Il dizionario Garzanti definisce il litografo “artista che esegue opere litografiche con inchiostri speciali su lastre di pietra calcarea". 
La bacheca artistica del Tami comprende: nel 1923 il successo alla Mostra Internazionale degli Acquarellisti; nel 1925 conferma la sua fama all’Esposizione Internazionale di Torino, nello stesso anno entra in Svizzera e dalla Galleria di Losanna le sue opere volano in Francia e in America.
In Italia conquista uno spazio stabile nei cataloghi delle più importanti Gallerie a Genova, Roma, Napoli, Trieste, Torino, Milano, Intra e si registrano sue Personali a Milano, Torino, La Spezia, Genova, Domodossola, Novara, Pavia, Intra, Omegna.
Il suo apprezzamento negli ambienti e nel mondo della pittura spinge un critico a scrivere che “Tami, quando partecipa a mostre, vende dall’80 al 100% delle sue opere”.

Pagina del volume di G. Bosio, 1925
Le 21 lettere raccolte in un quadro
Con i tipi della Tipografia Cerutti & C. di Intra nel 1925 esce la “Storia antica e moderna del Lago Maggiore e dei singoli Paesi che lo attorniano”, un volume di 460 pagine. L’Autore G. Bosio dopo una lunga carrellata di notizie storiche al capitolo dedicato agli Artisti a pagina 305 cita testualmente: “Intra è fiera del celebre pittore Daniele Ranzoni; dei fratelli Troubetzkoy, pittore valentissimo l’uno, l’altro scultore eccellente; vanta il Dini pittore che vi abitò un buon quarto di secolo; ed ospita ora il Tami indefesso illustratore del Lago”. Il capitolo “Storia particolare dei singoli Paesi del Lago” comprende le iniziali di testo con l’alfabeto del Tami e i disegni dei paesi del lago da Arona a Locarno sponda lombarda e piemontese.
In seguito originali, lastre e cliché su pietra calcarea dei suoi lavori andarono smarriti e questa di G. Bosio resta tuttora la più completa raccolta, introvabile, di opere realizzate dal Tami per la stampa di giornali e riviste.
Nel 1935 Tami si trasferisce a Milano per smaltire gli impegni  man mano assunti per una collaborazione alla “Domenica del Corriere”, alla “Tribuna”, alle edizioni “Vallardi”, “Ricordi”, “Vittuone”. I suoi quadri sono accolti con favore dai critici d’arte (ai tempi molto severi), dalle Gallerie e dai privati, conquistati specialmente dai suoi acquarelli.
Nel 1940 si ammala seriamente. Muore il 28 dicembre 1942, è sepolto a Crusinallo nella tomba di famiglia.    
Abbiamo scannerizzato e recuperato l'intero alfabeto da originali ingialliti.
Informato dell'esistenza dell'intera raccolta e del nostro desiderio di renderla pubblica il dott. Angelo Grasso di Milano, nipote di Fortunato Tami, si è dichiarato "Partecipe ed entusiasta dell'iniziativa volta a confermare ed accrescere il grande apprezzamento che il Tami ha saputo conquistare con la penna nell'arte del disegno".
Questa pagina è la giusta appendice al catalogo che ha accompagnato la mostra delle opere di Fortunato Tami ad Omegna dal 9 al 30 settembre 2017 curata dal signor Ripamonti

(Torna alla pagina dei Castelli).. 
 






AGGIORNAMENTO AL POST (5 ottobre 2018) 
 
Il giorno successivo abbiamo trovato nella posta il seguente scritto:
"Buongiorno, il Signor Ripamonti mi ha passato gli elementi utili per visionare sul Suo sito quanto da Lei predisposto per illustrare la antica opera grafica di mio nonno 'Alfabeto del Lago Maggiore' il che ho fatto. Mi è molto piaciuta sia la sintesi biografica sia le foto ricavate dal volume del Bosio che per me sono state una gradita sorpresa in quanto del tutto ignorate. Io non ho suggerimenti ulteriori da dare, parendomi il tutto completo ed ammirevole, salvo ringraziarla di nuovo per questa Sua iniziativa che rinfresca vita e opere d'arte del Tami.
Con viva cordialità. Dott. Angelo Grasso".
 

Al che ha avuto seguito lungo scambio di mail compresa la richiesta di poter rendere pubblico l'apprezzamento e la sorpresa mostrati. La risposta non si è fatta attendere e cita:
"Egregio bastiancontrari, in esito alla Sua mail di ieri, nel ringraziarLa per gli ulteriori dettagli che mi fornisce, La rassicuro che, quale unico erede discendente in linea diretta del Tami (mio nonno materno), il mio solo ed esclusivo interesse è che, anche con i moderni mezzi di comunicazione, ne sia diffusa e rivificata, dopo decenni di silenzio, l'opera artistica, come Lei ha in proposito di fare per cui La autorizzo alla pubblicazione del mio precedente assenso ad operare in tale ottica. Di ciò può stare tranquillo, essendo a conoscenza della materia, avendo tra l'altro esercitato presso il Tribunale di Milano la attività di Giudice di pace per un lungo periodo della mia vita.
Con viva cordialità. Dott. Angelo Grasso".

In seguito, alla pubblicazione de "Il Cenacolo di Via De Bonis alla Rosa Bianca di Intra" ricevemmo:
28/12/2017 18:44
«Caro Signor *******,
come mi ero ripromesso oggi sono passato alla trattoria Rosa Bianca di Intra ove mi sono fermato per uno spuntino ed ove ho ammirato e fotografato il quadro del Tami riproducente alcuni avventori dei tempi. Il vetusto ambiente ha conservato le tracce del passato ed è stato per me nostalgico sedermi in quel luogo frequentato dal nonno che allora era anche una specie di cenacolo artistico. Tra l'altro l'attuale giovane gestore cui mi sono presentato è bisnipote di uno dei personaggi dei ritratti. Debbo a lei il rifiorire di questo ricordo e la ringrazio rinnovando ogni migliore Augurio.
Angelo Grasso».

Per finire: il 22 agosto 2018 il Dott. Angelo Grasso con Signora Luigina, il Bastiancontrari con Signora Bastianacontraria si sono trovati al tavolo di una trattoria a Intra. 



  
I disegni di FORTUNATO TAMI li trovi anche su:

STORIA DEI CASTELLI DI CANNERO
IL CENACOLO DI VIA DE BONIS ALLA ROSA BIANCA DI INTRA
PAESI DI LAGO E INTRA NEL CUORE
L'ALBUM DI FORTUNATO TAMI